Rossella Accardi

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Donne, spiritismo, arte e libertà

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Una della vie più singolari per dar voce a quelle persone che socialmente non erano legittimate ad esprimersi è stata quella dello spiritismo.

 Lo spiritismo, che vede l’inizio ufficiale in una data ben precisa, il 1848 e per protagoniste ha proprio due donne (le sorelle Fox), attraverso la medianità ha supportato fortemente il bisogno di emancipazione delle donne. Quello dello spiritismo e del paranormale è stato uno dei pochi ambiti in cui la donna poteva esprimersi con autorevolezza e credibilità e ciò giustifica il fatto che i medium erano quasi sempre donne.

Gli anni dello spiritismo, inoltre, coincisero con le prime contestazioni femminili per ottenere la parità dei sessi, un esempio le manifestazioni delle suffragette oppure quella sorta di ribellione mascherata da nevrosi ossia l’isteria”, come molti studiosi l’hanno interpretata.  “E’ plausibile che lo spiritismo avesse una matrice simile: parlando attraverso gli spiriti alcune donne potrebbero aver trovato il modo di imporsi e di farsi ascoltare dagli uomini.

Essere guidati da spiriti o voci diventava per le donne anche un alibi, una giustificazione ad attività diversamente non lecite, illegittime come per esempio quella grafica.

Si parla pertanto di creatività medianica e si tratta dell'insieme di opere artistiche realizzate da medium in uno stato di trance  al di fuori del quale non avrebbero doti artistiche di rilievo.

 Tutte creazioni spontanee e non acculturate ma di grande originalità che verranno in seguito accolte nel 1945 dal gruppo Art Brut in forte polemica con la cultura artistica ufficiale.

L’art Brut ha dato, così, un riconoscimento estetico a queste opere, nate per lo più senza intenzione artistica come nel caso dell’inglese Madge Gill, di estrazione operaia, che inizia a disegnare nel 1918 dopo la morte di uno dei suoi figli continuando poi senza sosta e guidata, come lei stessa afferma, da una forza invisibile alla quale darà il nome di Myrninerest .

Realizzava le sue opere di notte in semioscurità e in uno stato di trance, sia su carta con inchiostro che rotoli di tessuto calicò lunghi anche dieci metri decorandoli con ricami.

La superficie risulta essere interamente coperta da intarsi geometrici, motivi a scacchiera creando così spazi architettonici che ci ricordano le opere di Escher. Da tali spazi però emergono delle reiterate figure femminili che possiamo essere interpretare o come rappresentazione del suo spirito guida o l’alter ego ultraterreno dell’artista al di là dei suoi traumi della vita terrena.

 

Altra artista medium da ricordare è Emma Kunz, guaritrice e naturopata che ha trascorso la sua vita in Svizzera. A partire dal 1938 iniziò a creare immagini di grande formato sulla carta millimetrata usando la matita, i pastelli, gessetti e un pendolo.

Le figure, rigorosamente geometriche, visualizzano le leggi interiori e i flussi di energia individuati con il pendolino. Tali opere venivano definite catalizzatori di energia e sono l’unica testimonianza della sua pratica, che la stessa Emma Kunz definì  “creazione e forma espresse come misura, ritmo, simbolo e trasformazione del numero e del principio” .                                                                          

 

Sulla scia di un’emancipazione femminile che stava aumentando la propria portata, la scena artistica si arricchì sempre più di figure interessate alla commistione fra pittura e spiritismo.

Hilma af Klint (1862 – 1944), influenzata in particolare, dalla teosofia, dall'antroposofia  e dallo spiritismo  durante la realizzazione di un dipinto aveva la percezione di essere in contatto con una coscienza superiore, un’entità spirituale denominata Amaliel della quale si considerava un tramite.

Proveniente da una ricca famiglia svedese e ricevuta un’educazione artistica, dipinse ed espose inizialmente ritratti e paesaggi in stile naturalistico  secondo quelle che erano le aspettative del tempo verso un’artista donna.   In seguito abbandonò questo linguaggio tradizionale per astrazioni di forme e colori intese come rappresentazione di una dimensione spirituale, di ciò che è invisibile consapevole del fatto che la società patriarcale svedese dei primi anni del XX secolo in cui le donne ebbero accesso al voto solo nel 1919 non era ancora pronto ad accogliere tali verità.

  

 

L’artista vietò infatti l’esposizione pubblica delle sue opere per vent’anni, un lasso di tempo sufficiente, secondo il suo pensiero, per un’evoluzione della sensibilità collettiva pronta ad affermare che...

”La vera arte è dove nessuno se lo aspetta, dove nessuno ci pensa, né pronuncia il suo nome”.

                                                                                                 Jean Dubuffet

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